Tensioni in Costa d’Avorio: il prezzo del cacao s’infiamma

Aumentano le tensioni in Costa d’Avorio. E, sui mercati mondiali, il prezzo del cacao schizza alle stelle. Nel corso della scorsa settimana le borse di Londra e New York hanno registrato un incremento del 14%. E questa settimana l’impennata è proseguita a ritmi anche del 6% giornaliero. Aumenti che hanno fatto toccare a questa materia prima, essenziale per il lavoro di molte aziende cioccolatiere italiane, il prezzo record di 2,31 sterline sul mercato di Londra (il livello più alto da agosto 2010) e di 3,40 dollari a Wall Street (il prezzo più alto da un anno a questa parte).

La crescita vertiginosa delle quotazioni è legata all’annuncio del governo della Costa d’Avorio di sospendere per un mese le esportazioni di cacao e caffè. Nel Paese africano è in corso un aspro braccio di ferro post-elettorale, in cui il presidente uscente Laurent Gbagbo contesta l’elezione del suo successore Alassane Ouattara, nonostante la correttezza delle operazioni elettorali sia stata confermata da osservatori Ue, statunitensi, russi, dell’Unione africana e dell’Ecowas (Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale).

Per danneggiare il suo avversario, il neopresidente Ouattara ha deciso il blocco delle esportazioni di cacao. Una scelta potenzialmente in grado di mettere in crisi le produzioni di cioccolato nel mondo, se si considera che la Costa d’Avorio è il primo Paese al mondo nella produzione di cacao, con il 40% delle forniture globali. “I mercati ancora sottostimano il rischio di riduzione delle forniture ivoriane”, ha preconizzato Carten Fritsch, analista della borsa del cacao della Commerzbank.

Le prime ripercussioni sui portafogli dei consumatori si fanno già sentire: una simile crescita delle materie prime non può che avere impatto sui prodotti finali. Le aziende del Regno Unito hanno già previsto un aumento, al netto dell’Iva, del 20% delle barrette di cioccolato. Nestlé e Cadbury hanno aumentato del 7% i prezzi di vendita dei propri prodotti di punta sul mercato britannico.

Ma ci si può salvare da queste oscillazioni del mercato? L’unico modo per mettersi al riparo dalle oscillazioni del mercato – spiegano gli analisti – è di aumentare la competitività della filiera, ad esempio puntando su accordi commerciali diretti tra i produttori locali di cacao nel Sud del mondo e i trasformatori nostrani. Esempio virtuoso, in tal senso, lo sta portando avanti la FINE CHOCOLATE ORGANIZATION  in Ecuador, nella provincia di Calceta, a pochi chilometri dall’Oceano Pacifico. Lì, la Fine Chocolate Organization – che riunisce oltre 80 imprese artigiane del settore cioccolato  – ha sviluppato un accordo con i produttori locali che garantisce a questi ultimi un’adeguata e certa remunerazione dei propri prodotti. E ai cioccolatieri italiani assicura prezzi stabili e materie prime di altissima qualità, che possano aumentare la loro competitività rispetto ai grandi marchi del cioccolato industriale.

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